Le strade di Filadelfia /2

Giovedì Mattina

Ci vuole una mezz’oretta per raggiungere il Philadelphia Museum of Arts, ed è una passeggiata in un vialone che parte dalla piazza su cui si affacciano vari altri musi, tra cui quello di scienze naturali, e la meravigliosa Main Branch della Free Library of Philadelphia, la biblioteca pubblica.

L’eredità di Ben Franklin ed il suo amore per la carta stampata sono forti in città, librerie, biblioteche, archivi e collezioni abbondano e sono di facile accesso.

Logan Square, la piazza monumentale su cui si affaccia, è un cantiere, ma alla fine riesco ad accedervi, ed è – come spesso sono per me le biblioteche americane, un paradiso in terra.

Smette di piovere comunque, e riparto su Ben Franklin Parkway, puntellata di musei e centri culturali, fino alla famosa scalinata del Museum of Art.

C’è una mostra, di cui penso parlerò a parte, ed una collezione variegata ed interessante. Bambini seduti in circolo imparano l’art appreciation a comiciare da età tenerissime, signore in pensione si aggirano per le sale come all’ora del te’, studenti d’arte copiano opere seduti a terra o su trespoli. Il museo è pieno, un giovedì mattina.

Giovedì pomeriggio

Il CdV ha la su talk alle 2 e quindi mi avvio verso il campus costeggiando il Shuykill River Trail, con tanto di percorso didattico sull’evoluzione del parco, da zona industriale a …. zona post industriale con parco. Sarebbe delizioso, se non fosse per le autostrade che mi passano sopra la testa. Incontro orde di joggers, alcune comitive di turisti in bici o segway, coppiette sulle panchine.

Il campus di Upenn ha un centro da università ottocentesca, e poi si apre a raggio in un city campus. È sterminato e ha begli edifici un po’ gotici, il classico bookstore che vende gadget ma anche una bella libreria con robe usate e non, appena dietro l’angolo.

Per arrivare si attraversa il ponte di Walnut Street con una vista sui binari e sulle strutture sportive dell’università. La sala dove il CdV fa il suo discorso è un auditorium con pareti mobili di vetro al centro della Rare Books Collection di una fantasmagorica biblioteca. C’è anche uno Steinway. Un cartello mi informa che è un dono della classe del 1978. Penso solo che quella del 1923 ha donato lo stadio da hockey. Braccine corte, ’78?

Giovedi sera

Un altro BYOB, it’s a thing.

Ho scelto un ristorante Thai perché l’ho visto passando, ai margini della città figa ma ancora un pò sotto tono. La free press locale (non manco mai di pescare qualunque pezzo di carta mi si offra dai distributori per strada), mi informa che è uno dei migliori in città.

È buono infatti, se un po’ rumoroso, e poi la passeggiata per le strade all’imbrunire è piacevole, sia all’andata che al ritorno. Non mi sento i piedi.

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