Le strade di Filadelfia /3

Venerdi mattina

The Italian Market, sulla nona strada, dimostra la nostra abilità nazionale di dare carattere ai luoghi anche con poco. Prendi una via commerciale con negozi singoli, aggiungi una tettoia di palstica ondulata e qualche telone colorato, esponi all’esterno le merci, sotto la suddetta tettoia, et voilat un mercato italiano. Siccome ci sono stata sul presto, non ho potuto apprezzarlo al suo meglio, c’era poca gente e i negozi stavano aprendo. Però si capisce perché abbia resistito alle ondate di migrazione che vanno e vengono, è un buon posto per fare spese, è colorato, probabilmente relativamente rumoroso, si compra bene e si compra tutto. E’ una Little Italy con ancora un sapore autentico, e le facce dei negozianti, a parte quelli asiatici o latini, sono ancora – o forse di nuovo – quelle di connazionali.

La parte Sud di Philadelphia, tradizionalmente abitata dalle ondate di immigrazione, va gentrificandosi ma con maggiore lentezza che altrove. Accanto ai Café e  Bistrot, resistono librerie usate in spazi immensi e malandati, negozi dai nomi improbabili com l’Irish Market, e, rispetto a Washington, colpisce la mancanza di corner liquor store anche nelle zone più malandate. Questa zona si sveglia più tardi che il centro, e molti dei negozi sono ancora chiuse verso le 10.30, tranne i caffé e i supermercati.

Così mi dirigo lentamente verso la città storica e i monumenti alla rivoluzione americana. Philadelphia è la culla del primo governo, c’è la Liberty Bell, un museo della Costituzione, la celebrazione è forte ma interessante, come sempre abbondano le scolaresche, e siccome la giornata è grigia ma calda, anche gli occasionali turisti. Sono assenti, in maniera lampante, i turisti stranieri.

Venerdì Pomeriggio

Il giro finale lo faccio a Chinatown, che sono due strade ma sembrano di più, l’immancabile arco, negozi di giargiattole e ristoranti a poco prezzo, ad un passo da downtown così i ristoranti sono comunque pieni di business people in pausa pranzo e al tavolo accanto al mio, un gruppo di amiche che mi pare stesse facendo un book club.

Per il resto della giornata giro in posti già visti, di nuovo la biblioteca (è più forte di me), librerie e negozi, il Fabric Art Museum, incontro una manifestazione sindacale al Convention Center e mi siedo infine a leggere, visto che è uscito il sole, sulle panchine affollate di Rittenhouse Square. Sono le 5 e la gente si riversa sui dehor, e io penso, potrei vivere, qui.

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