The Prize

di Dale Russakoff

I problemi delle scuole pubbliche americane, specialmente quelle nelle città- ghetto, le cosiddette inner-city, sono notori.

Dagli anni cinquanta, con la migrazione della fascia di popolazione più affluente verso la suburbia, i centri città e le scuole si sono ritrovati con una demografia fatta di poveri e spesso minoranze, affette da tutti i mali della povertà, inclusa una criminalità capillare, droga, famiglie con un solo genitore e pochissime risorse, studenti “deboli”, per così dire.

Siccome le scuole americane vengono finanziate dalle tasse della circoscrizione, inevitabilmente, più è overa la zone, meno risorse ha la scuola, proprio là dove ce ne sarebbe bisogno.

La soluzione a questo problema, negli ultimi anni, è stata quella di spostare risorse pubbliche sulle charter schools, scuole private ma finanziate pubblicamente, che in teoria sono più flessibili di quelle pubbliche (in parte anche perché non sindacalizzate). In realtà anche questa soluzione comporta problemi, perché le charter schools, come quelle pubbliche, devono rispondere dei propri risultati ai test standardizzati, e cercano in ogni modo di selezionare all’entrata gli studenti – anche se non sarebbe possibile – cosa che le scuole pubbliche non possono fare in ogni caso.

Enter la panacea di tutti i mali secondo gli americani: un pò di sana filantropia.

A Newark, NJ, la situazione comune in molte città americane è ulteriormente esacerbata da vari fattori. Ma capita che nel 2010 il sindaco sia un democratico superstar afro americano, a nome Cory Booker, ed il governatore sia quel Chris Christie (repubblicano)che avrebbe ambito, di recente, alla nomination presidenziale. I due sono in ottimi rapporti, ed hanno conoscenze nei luoghi giusti.

Per farla breve, Mark Zuckerberg, si, quello di Facebook, e la moglie decidono di donare 100 milioni di dollari alla gestione delle scuole di Newark, per farle diventare un modello di educazione pubblica.

Il libro di Russakoff segue nel dettaglio l’evoluzione di questa impresa, dalla presentazione al pubblico dal palco di Oprah, alla presentazione, molto meno trionfale, alla comintà di Newark ed alle persone che nelle scuole ci lavorano tutti i giorni, fino alla debacle finale, dovuta a motivi che sono talmente ovvi da essere sconvolgenti.

Tanto per cominciare non si può imporre un simile piano dall’alto, senza mettere d’accordo la comunità, in un paese dove le persone che lavorano con lo school board sono elette.

In secondo luogo, le modifiche che Zuckerberg sperava di fare al piano di carriera degli insegnanti non teneva conto né dei contratti sindacali, né della legislazione del New jersey. (Sono rimasta molto stupita dall’ingenuità della coppia. Ma non ce l’hanno un avvocato da consultare?)

Infine  l’imposizione di una elite bianca come gruppo gestionale in una città con forti connotazione razziali è un passo falso che spiega come l’america non sia minimamente fuori dal razzismo.

Il libro non è solo giornalismo d’inchiesta. Russakoff ha avuto, nei 4 anni in cui il piano si è svolto, accesso a tutti gli attori, partecipando a riunioni pubbliche e private, intervistando, entrando nelle classi.

Allo stesso tempo, l’autrice ci offre la prospettiva delle altre parti: insegnanti in prima linea, sia nelle charter che nel pubblico, mostrano persone appassionate del proprio lavoro che usano tutti i mezzi possibili (non molti) e spesso anche qualcuno personale, per aiutare gli studenti, che però arrivano spesso già con handicap enormi rispetto alle aspettative della scuola come istituzione.

Ovviamente l’idea di svuotare di risorse il pubblico per riversare nel privato non funziona, in un caso del genere. Attirare docenti capaci costa, e dare loro la motivazione per restare (sia economica che di soddisfazione) costa anche di più. Tagliare il personale ausiliario come bidelli, assistenti sociali, insegnanti di sostegno, coach per il supporto ai singoli è follia.

Chiudere le scuole di quartiere per ottimizzare i costi significa rendere ancora più difficile la frequenza ad una fascia di popolazione priva di mobilità e motivazione.

Ma certo la nuova palestra state of the art fa più impressione, e i consulenti superpagati sfornano idee al minuto, ma non sono in relazione coi ragazzi.

Inevitabilmente, il piano fallisce, i politici prendono altre vie lasciando indietro terra bruciata, gli amministratori accettano altri ingaggi, gli Zuckerberg imparerarrno dai propri errori e si rivolgeranno non più alla politica, ma alle comunità, per elaborare i propri piani. Ma lo faranno in California, dove hanno maggiore polso della situazione.

Restano come sempre, sul campo di battaglia, i soldati semplici: presidi, insegnanti, assistenti sociali, con poche risorse e molta buona volontà, ed un contratto sindacale in meno. Ma vuoi mettere, la mobilità della forza lavoro?

Ah, e naturalmente i ragazzi, con i loro traumi, le loro paure, e sempre meno propespettive.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...