Telegraph Avenue

Di Michael Chabon

Michael Chabon scrive bene, storie complesse e piene di nuances, un’America diversa da come uno si aspetta, e questo libro non fa eccezione.

Due amici gestiscono un negozio di dischi usati in una periferia di San Francisco che sembra idilliaca: un po’ hippy, molto interraziale, ma all’orizzonte si profila l’apertura di un megastore che minaccia le già magre entrate dei nostri eroi. In pieno stile Chabon, e tanto per scardinare un po’ il lettore, dietro la nuova, minacciosa impresa commerciale non c’è la famigerata multinazionale ma un ex giocatore di football afroamericano pieno di buoni propositi che torna per condividere le risorse con la propria città, inavvertitamente scardinandone l’economia di scala.

Sullo sfondo, ma neanche tanto, si muovono tutti gli altri personaggi: le mogli dei due soci che hanno una fiorente attività come levatrici e si confrontano con lo scetticismo dei medici ospedalieri ed una professione che è passata da essere patrimonio degli esclusi a moda dei nuovi ricchi; l’amicizia di due adolescenti che si mescola con desiderio sessuale e dinamiche di identità, nonché, inevitabilmente, la ricerca di una figura paterna, altro tema che ricorre in tutto il libro; La politica dei piccolo centri, fatta di alleanze, buoni propositi e un pò di microcriminalità; e sullo sfondo, la grande passione per musica e film, un paio di star di blacksploitation movies ormai in declino in fuga da un passato con l’ombra incombente delle Black Panthers e persino, in un piccolo cameo, Barack Obama, ancora senatore.

Il risultato e’ un’analisi ironica e non scontata del conflitto di classe e di razza che pervade gli Stati Uniti, dalle istituzioni fino ai rapporti tra vicini di casa: quello che è interessante in Chabon è che non finge sia solo un problema di censo. Tutti i suoi personaggi si confrontano con i propri privilegi, ne sono consapevoli e, almeno in certa misura provano, non sempre con successo, a tenerne conto nelle scelte quotidiane.

La scrittura di Chabon è impegnativa e scoppiettante, non è un libro che sib eve d’un fiato. Ma è un libro che da soddisfazione profonda, come aver scalato una montagna, ma divertendosi.

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