H is for Hawk

Di Helen MacDonald

Questo libro ha tre temi principali: è la narrazione di un lutto, e del percorso che la protagonista sceglie per riprendersi; è un trattato, molto personale, di falconeria; è la storia di un altro scrittore, HB White, e di uno dei suoi libri, anch’esso la storia dell’addestramento –fallimentare- di un falco.

Sembra una roba molto campata in aria? E invece non lo è. Ed in qualche modo tutto torna, grazie anche alla scrittura tesa dell’autrice.

In verità la parte riguardante il lutto è stata per me, che in questo periodo sembro favorire libri che parlino del venire a patti con la perdita – la meno avvincente. E’ molto astratta e anche se la figura del padre dell’autrice fa venir voglia di sapere di più su di lui, il modo di reazione è troppo distante da quello che sceglierei io. Addestrare un falco per riprendersi dallo shock è un metodo rispettabile, ma francamente poco probabile nella mia esistenza.

Ma la storia del falco, quello che MacDonald sceglie di addestrare in particolare (un astore, coshawk in inglese), e della falconeria in generale è straordinariamente accattivante, ed in maniera insospettabile, che me ne frega degli astori? Ed invece in questo caso particolare si, ce ne frega parecchio.

La storia di White, autore del franchising della tavola rotonda in stile Disney, Merlino con cappello stellate e tutto l’ambaradan, scrittore ormai dimenticato ma estremamente influente ai sui tempi, forse avrebbe meritato un libro ancora a parte. MacDonald sceglie un testo in particolare, che aveva originariamente letto da bambina, in cui White tenta senza successo di addestrare il suo proprio falco a mo’ di terapia, per esaminare a fondo la psicologia dello scrittore, il suo complicate rapporto con il mondo e con se stesso, la difficoltà di venire a patti con la propria sessualità, la visione politica ed umana. Commenta MacDonald “it’s painful to recall my relief in reading this, as it was a desperate misunderstanding about the size of the world”.

Un ultimo tema, non meno importante, è il ritratto dell’autrice: lecturer di storia e storia delle scienze presso varie università, MacDonald ha una passione – ovviamente – per gli uccelli e la falconeria. Il suo sguardo su se stessa è attento ed impietoso (the cure for loneliness is solitude, dice citando Marianne Moore). Il suo rapporto intenso con il falco Mabel la rende un’outsider, e la avvicina ad altri outsiders (children, teenage goths, homeless people, foreigners), e le regala un punto di osservazione speciale, come dall’alto, sull’umanità: “Old England is an imaginary place … imagined by people, and people do not live very long or look very hard. We are very bad at scale…things too small…climate change too large…we are very bad at time too”.

H is for Hawke è un racconto intenso, con talmente tanta carne al fuoco da far desiderare che fosse spalmata su più volumi, uno per argomento, per poter non smettere mai di leggere.

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