T’n’hai a basta?

“T’n’hai a basta?”, hai mangiato abbastanza, è la frase di rito con cui mia nonna Marietta concludeva ogni pasto, rivolta in genere a commensali sull’orlo di un collasso dopo pranzi di 5 portate, a cui offriva un pezzo di parmigiano, “per digerire”.

Mia suocera ha analogo rapporto con il cibo, ma ulteriormente complicato da un profondo bisogno di accontentare tutti, anche dove i tutti si accontenterebbero di ben poco, facendo infinite varianti di ogni singolo piatto: con o senza formaggio, con o senza pomodoro, con o senza burro, e così via. Segue dettagliata illustrazione dei piatti di portata che richiede  la totale attenzione dei commensali pena le ire della cuoca.

Il compagno di viaggio e io ci siamo dati un regime alimentare che definire dieta è un po’ eccessivo, ma che di fatto poi lo è, cercando di limitare l’assunzione di carboidrati, grassi e proteine di origine animale nei pasti a casa – usciamo spesso a cena, continuiamo a farlo – e questo inevitablimente crea stress nella convivenza natalizia con il parentame: “come non vuoi il salamino, ma è Natale” è la frase che sento ripetere dal 25 Novembre in qua. Natale è un concetto elastico, quando si è di ritorno dagli States ed a un desco italico.

Chiaramente il rapporto degli Italiani con il cibo è complicato ed oggetto di molti studi (food culture, si chiama ora, ed è l’ultimo grido perché in fondo chi di noi non si intende di cibo? Mangiamo tutti!), ma anche gli americani non scherzano: tra i maggiori consumatori di carne rossa, e tutto si trasforma in politica; medici da un lato, a cercare di dare linee guida su un’alimentazione sana, lobby degli allevatori dall’altra, e il congresso non passa la legge sulle suddette linee guida, sulla base con sono sufficientemente scientifiche – problema che non si pone con il cambiamento climatico, a quanto pare.

In libreria impazzano i libri sulle diete, la gente si abboffa di qualsiasi cosa e poi conta le calorie nella pasta, bisogna mangiare 5 porzioni di verdura e frutta al di, siamo nel delirio, ma alla fine basta solo un po’ di buon senso. E se qualcuno lo inventasse, quel meraviglioso telecomando che serve a slegare il cibo da stress e gratificazione immediata.

Ne ho abbastanza, grazie. Ora vado ad occuparmi del cenone 🙂

 

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