Sul pubblico dominio

Volevo discutere un po’ di proprietà intellettuale e pubblico dominio perché è la fissa di uno dei miei docenti, e riesce ad infilarlo anche in mezzo all’insalata, e alla fine mi ha fatto venire curiosità.

Lui è un grande fan del Creative Commons e grazie all’Academic Fair Use, quel meccanismo che consente un uso pressoché smisurato di qualsiasi materiale se fatto per uso accademico, ci passa interessantissimi film ed interi libri.

In realtà di recente si è scontrato con l’annoso problema dei diritto d’autore anche il CdV, il cui libro in uscita riporta testi parziali ed interi di canzoni italiane dell’ultimo cinquantennio, e la cosa più complicata non è stato acquisire i diritti di pubblicazione (basta pagare), ma trovare i reali proprietari dei diritti e poi constringerli a dare una risposta entro i tempi di pubblicazione del libro. Se ve lo chiedeste, sono più spesso le case editrici che gli autori, a detenere suddetti diritti, e a farli cadere molto ma molto dall’alto.

In America i tempi di decadimento della proprietà intellettuale sono ancora più lunghi che in Europa, e le grandi aziende che detengono i diritti di gran parte delle opere artistiche (libri, immagini, musica e film) sono ferocissime nel difenderli, al punto da scatenare assurde cacce al capro espiatorio, per la serie “punizione eccessiva ed inusuale”. Allo stesso modo non mancano gli attivisti che intenzionalmente violano le regole per portare questi eccessi all’attenzione del pubblico.

Naturalmente l’anima essenzialmente capitalistica dell’America porta ad una difesa dell’opera intellettuale come fonte di redditto, pertanto intoccabile (qui un discorso di Mark Twain al congresso Americano in difesa del copyright “eterno” A.D. 1906).

Tuttavia io sposo il ragionamento opposto: non c’è creatività che non nasca, almeno in parte, da ispirazione. Impedire l’utilizzo di idee che ci hanno preceduto al fine di creare nuove idee è insensato e limitante. Arriviamo al paradosso dove i prodotti Disney, liberamente impiantati su folklore la cui proprietà è collettiva, diventano un prodotto protettissimo ed intoccabile.

Lawrence Lessig, paladino del Creative Commons, è persino arrivato a candidarsi alle presidenziali del 2016 (salvo poi ritirarsi dalla gara in Ottobre), al fine di spingere l’agenda della limitazione della proprietà intellettuale. Forse qualcosa si muove.

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