Girl waits with gun

Di Amy Stewart

 

Un romanzo che prende spunto da personaggi veri è sempre interessante come principio, e ancora di più se scritto con verve come questo. Tre sorelle vengono investite da un auto mentre viaggiano sul loro carrettino (siamo nel 1914, in un’america sospesa tra i pionieri e tempi moderni), cercano un risarcimento nel modo più semplice, ma l’investitore è un potente newyorchese in odore di mafia, e presto le sorelle saranno costrette a difendersi con metodi meno ortodossi.

Aiutate da uno sceriffo locale, iniziano una battaglia che richiederà tutte le loro forze ed il loro intelletto. Narrata dalla sorella maggiore, Constance, con una voce narrativa asciutta e diretta, la storia si appoggia ad articoli di giornale e atti processuali veri, che paradossalmente infondono un certo umorismo nel racconto, data il loro anacronismo ma a tratti anche la loro riconoscibilità ai nostri tempi (il titolo del libro è tratto appunto da un titolo di giornale dell’epoca, che grida al sensazionalismo proprio come i nostri giornali contemporanei).

Le tre sorelle non sono figure ordinarie, nè nel romanzo, nè nella realtà, ed infatti Constance diverrà il primo sceriffo donna negli Stati Uniti. Parlano varie lingue, sono autosufficienti, piene di iniiative e non facili prede di isterismo.

La storia da sola valeva la pena di essere raccontata, ma Stewart fa un ottimo lavoro di unione tra realtà e fiction, e il libro è come una caramella.

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