Narcos

Narcos è una serie prodotta da Netflix, che la stagione passata era molto di moda. E’ la storia della nascita dei cartelli di Medellin, con un occhio speciale al trafficante Pablo Escobar, ambientata e girata in gran parte in america latina, con attori latini, e addirittura un maggioranza di dialoghi in spagnolo, che per il pubblico americano è osare alla grande.

L’abbiamo vista, il CdV ed io, solo ora, ad entusiasmi smorzati, e devo dire, divertente è divertente, ce la si beve in tra/quattro serate (specie poi la settimana della nevicata super).

Ma, ci sono ma, forse sono troppo esigente con questi media.

Intanto per cominciare l’attore che fa Escobar è veramente troppo simpatico. Non voglio togliere nulla all’Escobar originale, ma se un personaggio è un trafficante sanguinario e senza scrupoli, c’è qualcosa di sbagliato se ti viene l’impulso a prenderlo per le guanciotte e dirgli “bello lui, il kingpin”. Sarò io.

Poi, e questo mi sarebbe sfuggito, amici sudamericani di assortite nazionalità mi fanno notare che gli accenti sono tutti sbagliati. Un attore brasiliano interpreta il colombiano Escobar, un personaggio messicano ha una forte inflessione di Puerto Rico e così via. Può sembrare poco rilevante, ma non lo è, vista la chiara intenzione di rivolgersi anche ad un pubblico ispanico. Significa che siete superficiali e per niente attenti alle sfumature. Il sud America vive di sfumature, non potete ignorarle.

Le donne, nel telefilm, sono poche e fanno poco. Un’ambasciatrice con poteri poco probabili e una tenure decennale non si alza mai dalla poltrona ed ha un pò il ruolo di Judy Dench in James Bond, maestra severa e figura materna per i due protagonisti.

Le donne colombiane sono prostitute o giovani madri, tranne un paio di giornaliste, una senza scrupoli e l’altra eroina e pronta al sacrificio. La moglie e madre di Escobar sembrano uscite da una telenovela anni ’80, e in un unico caso sembrano essere al corrente di ciò che fa il rispettivo figlio e marito.

Le mogli dei politici buoni e pronti al sacrificio sono figure incoraggianti e silenziose che “stand by their man” a qualunque costo.

Persino la moglie dell’agente DEA voce narrante, che pare avere potenzialità, fa poco pochino, e riesce solo ad inserire qualche sguardo esasperato qua e là.

A proposito del suddetto agente. Ad un certo punto speravo che Escobar gli sparasse. Non so se è intenzionale, ma è la quintessenza dell’Americano ignorante e senza spessore.

Ti mandano in missione in Colombia, e tu non capisci quando due locali dicono che sei loco? Suvvia.

In generale, la storia complessa della Colombia e i suoi cartelli, le ingerenze americane, i colpi di stato e la resistenza dei guerriglieri vengono fatti scorrere in sottofondo senza mai venire messi a fuoco, e forse sono troppo cerebrale ma è quello che mi interessa, i giochi politici, i tenttivi di resistere, il popolo colombiano invece di Starsky e Hutch a Bogotà, che imparano a loro spese che il mondo non è bianco o nero.

Ma forse pretendo troppo da un telefilm, che ripeto, in fin dei non ci è nemmeno dispiaciuto.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...