Un Paese di Carta

di Laura Benedetti

Disclosure: l’autrice è un’amica, ci conosciamo personalmente

Faccio un’eccezione, non recensisco libri di amici, che pure leggo. Mi levo dall’imbarazzo, se per caso non mi piacciono? (in genere però si, non sarà un caso se sono amici no?)

Non so nenache bene perché mi vado ad infilare in questo ginepraio con questo libro, solo che è finito nella lista del 2016 e io ho ho fatto questo patto con me stessa per il reading challenge

Vabbè.

L’autrice vive tra Italia e Stati Uniti, come me, e questo si riflette sui suoi personaggi. Alice, la matriarca italo americana di una famiglia di Bethesda, MD, muore lasciando l’incombenza alla nipote di riportare le sue ceneri all’Aquila, da cui la famiglia ha origine.

La giovane Sara, 18 anni, parte per un viaggio di scoperta – di se stessa e delle proprie origini – ed incontrerà una città devastata dal terremoto e cittadini (alcuni dei quali suoi parenti) per niente disposti a rassegnarsi alla situazione.

Al contempo, scoprirà qualcosa sulla vita di Alice, sul passato e sul presente dell’Italia, e inevitabilmente su se stessa.

La seconda parte del libro, con il viaggio in Italia, è la perla del libro: oltre alla divertentissima descrizione delle  interazioni piene di buona volontà ma necessariamente minate dal divario culturale tra i personaggi, abbiamo una visione interessante sull’Italia contemporanea. Nonna  Alice non è affatto stata un’emigrante da cartolina, distrutta dalla nostalgia e cristallizzata nel ricordo di un passato che non c’è più. Al contrario, la sua vita in America l’ha cambiata e lei ha accettato il cambiamento, pur mantenendo viva la propria identità attraverso la letteratura, e facendo del proprio meglio per comunicarla alla figlia ed alla nipote. E’ bello vedere un personaggio – e specialmente un personaggio femminile -che fa scelte senza esserne dilaniato, che impara ad accettarsi e ad accettare la propria situazione, che si realizza nel lavoro.

Un tocco di “realismo magico” (e di comicità) è dato dal fatto che Alice, ormai in forma di cenere nell’urna, riesce comunque a vedere cosa le succede intorno, ad emettere giudizi negativi sul pessimo gusto da parte della figlia in fatto di soprammobili, o a riconoscere con affetto vecchi amici.

C’è anche un mistero da sciogliere, collegato al passato, prima di liberare Alice dalla prigione dell’urna.

 

 

 

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