Sui meriti di frequentare un Historically Black College alla tenera età di 40 anni

Mancano due settimane alla fine della scuola (mia). Sarà la fine proprio, gli ultimi tre corsi, gli ultimi crediti. Fa una strana impressione essere arrivati fin qui, gli eventi degli ultimi mesi così forti in termini di peso emotivo e tempo dedicato non mi hanno lasciato il tempo di realizzare.

Poi qualche sera fa un’amica mi dice, ancora due settimane e hai finito, e il concetto è passato: non avrò più motivo di camminare per i corridoi che in questi anni mi sono diventati così familiari, fermarmi a chiacchierare con gli insegnanti o a cazzeggiare con i compagni di classe, niente più ore in biblioteca o giro quotidiano della città sulla linea rossa, sempre singhiozzante, della metro.

Se devo tirare le somme di questi tre anni e mezzo, le somme sono positive. Ho incontrato gente piuttosto straordinaria (e alcuni molto meno, ma la minoranza), ho imparato cose che non sapevo, ho raggiunto obiettivi che non credevo di poter raggiungere, tipo scrivere tesine da 20 pagine in lingua straniera, o apprezzare a fondo l’arte moderna sapendo finalmente perché.

Molte cose avrei forse potuto impararle con un pò di buona volontà per conto mio. Ma molte altre no, confrontarsi con punti di vista e soprattutto esperienze molto diverse dalle proprie, come dice la pubblicità, non ha prezzo.

Ho conosciuto persone che resteranno con me per buona parte del mio cammino, altre che purtroppo mi hanno lasciato lungo la via (a te, Abdul Amheed, spirito affine da un mondo così diverso, happy trails, caro).

Non so cosa farò con qesto diploma, se, come dicono gli americani, deciderò di “sfruttarlo”. Ma vedo il mondo con occhi diversi ora, in particolare il mondo vicino, che mi circonda.

Ho cominciato questo percorso per farmi una ragione di una società che mi pareva impazzita. Ora so che non è impazzita, che purtroppo c’è metodo nella follia, ma al contempo, da buona persona razionale, conoscere il meccanismo, per quanto perverso, mi tranquillizza. Se sappiamo come funziona un orologio, possiamo anche capire perché l’orologio non funziona più, e – si spera – provare ad aggiustarlo.

Su un diverso piano, molto più personale, ho imparato a non avere paura delle mie paure. E’ tardi a 44 anni? Beh, meglio tardi che mai.

 

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