On Such a Full Sea

On such a full sea

di Chang-rea Lee

In un mondo post atomico, sopravvive una società fortemente stratificata e distopica: da una parte una colonia di origini migranti e working-class si occupa dell’altamente specializzato allevamento di pesci di una irriconoscibile Baltimora (ormai ridenominata B-mor); dall’altra i Charters,la popolazione più abbiente, vive prigioniera di un lusso dettato da scelte limitate e da una costante paura di perdere il privilegio.

L’atmosfera soffocante data da una altrimenti invisibile dittatura viene perfettamente espressa dal meraviglioso narratore alla prima persona plurale: un popolo indottrinato che non riesce a trattenersi dal sognare un’eroina. La giovane Fan fugge dal suo lavoro all’allevamento (è una nuotatrice addetta alle vasche dei pesci) per partire alla ricerca del suo amato Reg, un giorno scomparso senza spiegazioni.

Il suo viaggi le mostrerà nuovi paesaggi, come le terre di nessuno abitate da pochi resistenti e le crudeli bande auto organizzate nei deserti, fino ai Charters con la loro popolazione idiosincratica e spaventata.

Non c’è violenza, nel libro di Lee, solo il senso sofffocante di un popolo oppresso e senza futuro. Ma la speranza forse è davvero l’ultima a morire, come dimostrano i narratori corali, pronti a fare di Fan materiale da leggenda.

Questo libro è bellissimo, e ho subito messo in coda in biblioteca tutto quello che ho trovato di Chang rea Lee.

 

 

 

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