Sulle elezioni americane

Siamo alle porte e non ho molto da dire. Seguo per lo più tramite gli appelli di panico crescente da parte dei miei amici a DC. Il terrore di Trump incalza, ai limiti dell’isteria, e non è che non capisca, ma assistendo da qui, dove il fatalismo italico mi ha di nuovo avvolta, non riesco veramente ad immedesimarmi. Mi pare che Renzi che annuncia il ponte sullo stretto e le mirabolanti avventure dei sindaci 5 stelle abbiano il sopravvento. Prova provata che la politica per me è qualcosa che si respira e non pura teoria. Duro – anche se doveroso – appassionarsi di vicende lontane da noi.

In tutti i modi, in America non posso ancora votare, ma se devo essere onesta sono profondamente infastidita dalla campagna del terrore “o voti per Clinton o saremo tutti morti”. Questo sistema binario – o il candidato peggio o quello meno peggio – è quello che ci ha ridotti tutti a degli ammassi di nervi, e a ritrovarci un candidato come Trump, impresentabile e buzzurro, ma di fatto non radicalmente diverso dal suo oppositore: legato ai poteri finanziari, al desiderio di controllo forzoso su paesi esteri e al tempo stesso di isolazionismo, all’interesse solo elettorale per il grande divario economico e sociale – per non dire razziale o di genere – che sta spaccando l’america in due.

Quindi forse se potessi voterei Jill Stein, e non solo perché le sono più vicina politicamente, ma anche per reiterare il diritto a votare in ogni direzione e non solo quelle ammesse dal mainstream pilotato da media mediocri o peggio interessati, da un sistema bipartitico che ignora le opposizioni al punto da escluderle dai dibattiti televisivi, da un tentativo costante di pilotare la scelta, di limitarla a due possibilità così simili tra loro da risultare risibili.

Non fraintendetemi: a me piace Hillary Clinton, come politico – anche se non condivido molte delle sue scelte – come persona, certamente come donna di potere: mi piace che sia tosta, che abbia solo parzialmente ceduto alle spinte dei media di apparire più femminile, meno rigida, questa è lei, fa bene a restare così.

Voterei per Stein solo perché la penso come lei più di quanto la pensi come Clinton, e resterei comunque ancora parzialmente insoddisfatta. Ma voterei anche per incoraggiare nuove candidature al di fuori dell’ovvio, e una politica il più vicina possibile al pluralismo.

 

 

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