I nuovi schiavi

Un po’ di attenzione mediatica sta finalmente raggiungendo il sistema giudiziario americano e il suo modo delirante di gestire le pene.

Fiumi di inchiostro si potrebbero spendere sullo stato delle prigioni americane, sulle differenze fra prisons e jails, sul modo in cui vengono gestite a livello federale, statale o privato, sui “campi rieducativi” per i minori e così via.

Invece vorrei portare l’attenzione sullo sciopero in corso. Più 24.000 detenuti sono entrati in sciopero da più di un mese, rifiutando di andare a lavorare per quei “prisons jobs” tanto popolari, pagati pochi cents all’ora che vanno a rimpinguare – pochissimo – i conti dei prigionieri negli spacci delle prigioni, ad arricchire le aziende che li forniscono e che hanno orari e modalità che possono essere facilmente interpretati come un moderno tipo di schiavismo: manodopera a costo quasi zero e che non ha possibili alternative.

Sorprende (piacevolmente) l’abilità organizzativa dimostrata dai detenuti, che sono riusciti a mobilitare numeri notevoli attraverso stati e prigioni, in Alabama, Virginia, Ohia e California.

Naturalmente non è che la punta dell’iceberg: oltre al lavoro non remunerato, i prigionieri sono sottoposti a privazioni, sovraffollamento e punizioni – come l’isolamento – che sconfinano spesso nella tortura, psicologica e non.

E poi naturalmente, c’è il problema del modo in cui alcune categorie di persone, piuttosto che altre, tendono a essere ospiti delle carceri di vario grado, a volte per “crimini” come una violazione del traffico o una multa non pagata, che può far pensare persino ad un disegno per continuare ad alimentare questa fonte di manodopera non pagata ed ignorata, e che foraggia un industrai da 2 miliardi di dollari.

Bisogna dire, questo non è il primo caso di sciopero dei prigionieri: nel 2013 circa 30.000 persone iniziarono una protesta nella sola California.

Un’indagine è stata lanciata dal Dipartimento di Giustizia in Alabama nelle scorse ore, ma devo ammettere, non sono ottimista.

Qui un grafico del Prison Policy Initiative sulla crescita delle incarcerazioni negli USA (datato 2014), in anni in cui c’è invece una diminuzione dei crimini violenti.

Graph showing the number of people per 100,000 population in federal prisons, state prisons and local jails from 1925 to 2012, with the highest rates for state prisons followed by local jails.

E qui dati più aggiornati nel 2016, con dettagli

Pie chart showing the number of people locked up on a given day in the United States by facility type and the underlying offense using the newest data available in March 2016.

Se l’argomento vi interessa, vi consiglio il libro di Michelle Alexander, “The New Jim Crow”, o per lo meno una visita all’omonimo sito http://newjimcrow.com/

E un piccolo commento musicale:

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