Stati di polizia

Avrete sicuramente letto, visto o sentito dei numerosi “incidenti” – chiamiamoli così – che coinvolgono spesso i poliziotti in America, quando nel corso delle loro funzioni hanno reazioni decisamente eccessive e fuori luogo nei confronti delle persone con cui interagiscono – defini “sospetti”- che spesso risultano in grave danno fisico, se non nella morte dei suddetti.

I casi sono frequenti e sempre più spesso portati all’onore della cronaca da testimoni dei fatti che si improvvisano reporters grazie a smartphone e telecamere, e poi vengono amplificati dai social media.

E’ importante sottolineare che molto spesso – troppo spesso – le vittime di queste razioni eccessive da parte della polizia sono ragazzi giovani, facenti parte di minoranze etniche. E’ quindi evidente che ci troviamo di fronte ad un razzismo endemico e spesso strisciante (finché non esplode nei casi sopra citati) e sicuramente ad una preparazione assolutamente insufficiente – se non volontariamente colpevole – delle forze dell’ordine.

Poi oggi sono venuta a conoscenza di un fatto avvenuto a maggio scorso, che non si è minimamente affiacciato alle cronache.

Una biblioteca pubblica americana si è trovata – l’articolo dice con grande riluttanza -a dover assumere delle guardie – poliziotti in pensione – durante eventi pubblici in Biblioteca, a causa di episodi di violenza avvenuti nelle vicinanze.

Duarante la presentazione di un libro, uno scambio di vedute tra l’autore ed un attivista si è risolto con l’arresto e la denuncia dell’attivista e del direttore dei programmi della biblioteca a causa di un intervento immotivato – le prove video sembrano confermarlo – da parte dei due poliziotti, i quali hanno scambiato un discussione aperta per un tentativo di inizare una rissa.

Dagli stessi video si evince  che le guardie non sembrano rendersi conto che una biblioteca è un luogo pubblico dove per definizione tutte le vedute politiche sono benvenute, purché espresse – come accadeva in questo caso – con rispetto e senza violenza.

In un mondo che so va privatizzando, e dove ognuno difende il proprio giardinetto a dispetto del bene comune, non sorprende neanche troppo che i poliziotti in pensione non abbiano il senso di “luogo pubblico”.  E che il bibliotecario sia stato a sua volta fermato e denunciato, quando avrebbe dovuto forse essrre percepito come il “datore di lavoro”.

Soprattutto se cnsideriamo che ad oggi le denunce non sono state ritirate, ma anzi l’uffico del PM (per tradurre malamente dal sistema giudiziario americano) ha annunciato che le denuncie verranno portate avanti.

Questo fatto in particolare, avvenuto a Kansas City, mi pare esemplificativo del distacco tra forze dell’ordine e sistema giudiziario, che si pongono sempre di più non a difesa dei cittadini nel loro insieme, ma di un ordine prestabilito percepito – di cui spesso loro stessi non capiscono bene i confini – che vede ogni comportamento volontariamente o involontariamente fuori dal coro come sovversivo.

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