La discriminazione del mercato

Cerco di prenotare un volo dall’Europa agli Usa. O viceversa. I prezzi cambiano da un giorno all’altro, c’è la mano invisibile del mercato (oggi più nota come Dynamic Pricing) che fa sì che partendo dall’Europa si spenda significativamente di meno.

Poi però ovviamente devo fare dei calcoli da astrofisico per indovinare la data del ritorno, perché che diavolo ne so, da qui a Maggio?

Compro online, anche troppo (troppo in generale, troppo online). Amazon conosce i miei segreti, mi propone acquisti conseguenti a quelli che ho già fatto, e non parliamo nemmeno di Google.

Verifico le previsioni, e Zalando mi propone un paio di stivali da pioggia.

La mia vita online è drasticamente aumentata, non la ritengo una cosa negativa per la mia vita interiore, anzi, ma comincio a guardarmi intorno: che ne so che Trenitalia, capito che in caso di necessità prenoto pure in prima classe, non mi proponga solo biglietti premium quando cerco sul sito?

Che ne so che il prezzo che mi TJMaxx non sia più alto di quando ci vado di persona?

Sappiamo che il famoso negozio-libreria  brick and mortar di Amazon altro non è che un tentativo di sperimentare sul dynamic pricing anche dal vivo.

Non vogliona la mia anima, i negozi online. Voglino i miei soldi. E ok, per loro forse è lo stesso.

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