I’ venia pien d’angoscia a rimirarti

di Michele Mari

Un altro libro geniale di Mari, anche se in realtà è ripescato dagli archivi, che era diventato irreperibile allora l’editore ha avuto questa buona idea di ristamparlo.

Il fratello di Leopardi osserva le sofferenze interiori del poeta, mentre questi scrive poesie alla luna e studia vari testi per una storia delle tradizioni popolari a cui sta lavorando.

Nel villaggio un grosso lupo fa strage di pecore, ma pare essere imprendibile.

Voci di bestie sanguinarie e misteriose si spandono per la campagna, e non tutto è come sembra tra gli antenati di famiglia.

Il giovane dall’immaginazione fertile arriverà presto ad una improbabile conclusione riguardo al sempre più febbrile Giacomo. Avrà ragione? Avrà torto?

L’idea di per se’ è già straordinaria – il lettore capisce subito dove Mari vuole andare a parare e il divertimento è immenso nel vedere la trama che si districa, le reazioni di un – forse – ignaro Leopardi e la meravigliosa caratterizzazione dei personaggi.

Il linguaggio, mutuato da quello dell’epoca è altrettanto appassionante e complesso.

Il mio limite (ma ripeto, è mio) è che non riesco in nessun modo a star dietro all’enorme erudizione di Mari, e mi accorgo chiaramante che perdo allusioni e riferimenti (Leopardiani e no)  che probabilmente mi renderebbero il libro ancora più godibile.

Ah, beh, è stato lo stesso uno straordinario giro di giostra, e nell’entusiasmo mi sono scaricata un po’ di Leopardi sul Kindle. Magari un giorno…

 

 

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