Un bene al mondo

di Andrea Bajani

Un bambino, un villaggio, un dolore dalla forma canina, che segue il bimbo e gli tiene compagnia. Una scrittura affabulatoria e sapientemente vaga.

Ce n’è abbastanza per fare un best seller di questo rmanzo di Bajani. E anche più che a sufficienza per darmi gentilemente sui nervi.

Siccome si legge bene, l’ho finito d’un fiato, ma più che altro per togliermelo da davanti agli occhi, per passare a letture più consistenti, meno permeate di metafore smorfiose.

L’autore vuole dirci che crescere è difficile, che i dolori vanno coltivati ma non eccessivamente, che la crescita e il dolore sono… che sono esattamente? Non si sa con certezza, ma qualcosa, senz’altro.

L’autore lo sa, allude pesantemente nelle ultime pagine del libro, e poche cose mi infastidiscono più di un autore alludente che fa capolino dalle pagine del suo romanzo.

Il che spiace, perché altri libri di Bajani mi sono piaciuti. Ma insomma.

Bellissima, però, la copertina del libro.

 

 

 

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