Farewell, dear neighbor

Obama ha lasciato la Casa Bianca (è forse sfuggito a qualcuno?) la scorsa settimana, con un discorso che ha fatto piangere molti – ma non Michelle, a cui era destinata la parte più commovente, che lo ha invece seguito col sorriso sornione delle mogli di lungo corso.

Presidente molto amato, Mr. Obama, soprattutto ora che ci ritroviamo con un’agghiacciante sostituto, ma anche molto odiato dagli avversari, scatenatore suo malgrado di tensioni razziali (mai il consenso fu così basso tra gli elettori bianchi middle class come quando fece incontrare il professore nero di Harvard erroneamente arrestato di fronte a casa propria con il poliziotto che lo fermò. Un momento che doveva unire gli anicmi ed i cuori, pensa un pò, benvenuti in America.)

Ma se foste qui ed ascoltasse e leggesse le fonti che ascolto e leggo io, vi accorgereste che molto di ciò che Obama si lascia alle spalle è messo in discussione, soprattutto dai suoi sostenitori.

Si parla di politica estera da falco, di una chiusura mai veramente conclusa della prigione di Guantanamo, droni. Ma agli americani la politica estera interessa fino ad un certo punto (e perché, a noi no?).

Se dobbiamo rimproverare qualcosa ad Obama, sono i soldi tolti alla scuola pubblica per darli alle Charter School (e specialmente nel suo distretto, a Chicago). Sono l’intenzionale ignorare la violenza strutturale e reale sui nativi americani, finché non si è più potuto evitare quando la polizia ha attaccato con i cani i manifestanti contro le pipelines.

Nonostante gli sforzi lodevoli nel naturalizzagere i giovani migranti ispanici, questa amministrazione ha anche visto il maggior numero di migranti deportati.

Potrei continuare, certo. Ma vorrei fosse chiaro che il punto non è “maltrattare” Obama. E’ stato un paicere averlo come vicino di casa in questi anni, tranne quando decideva di spostarsi da un punto all’altro della città bloccando il traffico.

Il punto è che dove Obama ha sbagliato, o anche solo lasciato il lavoro a metà, li si è inserita la destra “alternativa”, offrendo visione (se non soluzioni) alla working class in crisi di asfissia, a tutti quelli che non si sono sentiti agevolati o rappresentati.

Quando un politico uscente sbaglia, gli avversari ne approfittano. Quando gli errori vengono mascherati da vittorie, gli avversari vincono.

Bisogna tenere d’occhio più i politici da noi eletti che gli avversari. Bisogna fare pressione su chi ci rappresenta. Se siete in zona, ci vediamo Sabato 21 per una marcia festosa ed aperta a tutti.

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