Università e accesso alla società

Ascoltando vecchi podcasts, mi sono imbattuta in una storia che riguarda un’università americana nascosta nello stato di New York. Mi ha colpito perché, ai suoi tempi, il CdV aveva fatto un colloquio per quella università.

Nel 2014 (ma non c’è motivo di credere che la situazione si sia risolta) la tensione razziale era forte, in questa università prevalentemente formata da studenti bianchi e benestanti. Il Podcast intervistava una giovane studentessa di origine ispanica e cresciuta a Brooklyn (NYC), che – resasi conto della scarsa abitudine a persone di estrazione non Wasp da parte degli studenti – ha fondato un’associazione per agevolare i nuovi iscritti appartenenti alle minoranze.

Questo gesto ha scatenato un’ondata di violenza verbale, soprattutto su Internet, in cui molti studenti anonimamente insultavano i nuovi arrivati, con commenti profondamente razzisti.

La rostia e le interviste le trovate su Reply All, un podcast di Gimlet Media, e vale assolutamente la pena, in caso alcuni si chiedano ancora come sia stato possibile eleggere Trump.

Contestualmente, ricevo molta posta in questi giorni dalla mia ex università, quella pubblica, la cenerentola del Distretto di Columbia. Abbiamo un nuovo presidente che è molto lanciato nel Fund Raising e e nella comunicazione, e mi pare stia facendo un buon lavoro.

Se a qualcuno fosse sfuggito, UDC non è esattamente in cima alle classifiche delle università più prestigiose.

Eppure io ho avuto ottimi insegnanti, compagni di classe di varie estrazioni sociali e razziali, un ambiente estremamente familiare e un’attenzione ai singoli studenti che solo un’università cosciente dei problemi sociali che accoglie può avere.

Il trucco è che UDC non effettua praticamente alcuna selezione all’ingresso. Ora questo naturalmente non la rende per niente simile ad Harvard. Ma la rende un posto reale, in una città reale, e non una torre d’avorio nel mezzo dei boschi. E soprattutto le consente di creare uno specchio di una società che è come quella che io vorrei, anche se certamente non perfetta.

Oggi che anche le università italiane si contraddistinguono per test di ammissione e numeri chiusi, vorrei che considerasse tutti le conseguenze che a lungo termine una politica del genere può portare.

 

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