Oh say, can’t you seeeeeeee

E così ce l’abbiamo fatta. Manca solo la formalità di una cerimonia ufficiale e la concretezza di un certificato di nazionalità. Ieri è arrivata la lettera di invito al giuramento, e il caso ha voluto che sia lo stesso giorno di un’amica, anche lei di Torino, così non saremo soli ed entrare ufficialmente nel paese una volta per tutte.

La chiamano naturalizzazione. Non so bene perché. Per noi è un passaporto in più, la comodità di muoversi avanti e indietro senza troppa burocrazia, la soddisfazione ( o forse la continua frustrazione) di votare dove già paghiamo le tasse, e ad un certo punto il servire in una giuria, attività che manda gli americani di corsa nella direzione opposta, ma della quale sono curiosa per qualche motivo.

Delle cento domande del test di cittadinanza, un numero imbarazzante richiede “freedom” come risposta. Gli amici americani a cui lo dico roteano gli occhi e scuotono la testa. Poi si offrono di venire a fare il tifo alla cerimonia. Ma alla cerimonia non c’è molto posto, ognuno può portare una persona, e poi è alle otto del mattino e come ho detto sono amici miei, non gli farei mai uno sgarbo del genere.

Invece magari andremo a farci una colazione o un brunch come si deve a Capitol Hill, all’ombra del grande edificio bianco e di una delle biblioteche più fighe del mondo, e poi strisceremo verso casa sotto la canicola e aspetteremo con ansia i nuovi passaporti, che il volo è prenotato e dovremmo farcela a prenderlo, anche se per il rotto della cuffia.

E adesso all’improvviso mi dispiace lasciare Washington per così tanti mesi. E’ stato un anno strano ma bello, intenso, pieno di amici e libri e arte e una quantità di soul searching che è decisamente fuori dai miei limiti auto imposti, e ho preso decisioni importanti per il mio futuro o comunque ho gettato le basi per prenderle, e la mia vita è cambiata, molto, e incredibilmente è cambiata in meglio. Non l’avrei detto, un anno fa.

Il tutto mentre compilavo moduli, e attendevo con impazienza l’arrivo del postino, in attesa del prossimo avviso, del prossimo appuntamento, del prossimo documento.

Adesso non mi sento più americana di ieri. Ma a dirla tutta, nemmeno più italiana.

 

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