Solitudine

Si impara a gestire i lutti: servono diversi lutti. Si impara che la cosa peggiore non è sempre l’assenza della persona amata, ma il senso di colpa (avrò fatto abbastanza? Avrò fatto troppo?), il senso di mortalità riflesso su noi stessi (siamo mortali anche noi, tendiamo a dimenticarlo), la paura di un fitto in solitudine, ecc.

Nel caso della morte di un animale domestico, il senso di colpa accelera a mille, perché lui non parla, e noi siamo lasciati ad interpretare segnali ovvi solo grazie al senno del poi (faticava a saltare, dormiva più del solito).

Nel nostro ultimo caso, eravamo lontani e abbiamo preso decisioni basandoci parzialmente sull’opinione di chi era sul posto, e parzialmente sul desiderio di non esagerare.

Ho perso un gatto bellissimo, affettuosissimo e ancora pieno di vita. Avrei dovuto farlo portare immediatamente dal veterinario. Sarei forse dovuta correre a casa un giorno prima. Come farò con il gatto rimasto, a lasciarlo in mano ad altri per i prossimi mesi?

Come farò quando, inevitabilmente, perderò anche lui.

Il vantaggio rispetto al perdere una persona cara (a parte l’ovvia differenza tra persone ed animali), è che mi sento libera di piangerlo e di flagellarmi un poco. Anche se solo su queste pagine, il pudore del lutto è rimosso, e rivoglio il mio gatto rosso che mi dorme sullo stomaco subito, adesso. Il mondo è ingiusto, e la vita fa un pelino schifo.

Ecco.

 

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