In che tempi complessi viviamo, come è forte la tentazione di semplificarli, di trovare un nemico, un cattivo da album a fumetti, o di girare la testa dall’altra parte perché ci abbagliano le alternative, le contraddizioni, l’idea che le scelte dei singoli possano essere dettate da qualcosa di più complesso che un semplice compasso morale con il nord sotto sottosopra.

E che fatica fare i distinguo, eppure mantenere punti fermi. Prendiamo per esempio questa ondata di “white suprematism” che ha travolto gli Stati Uniti negli ultimi giorni.

Cominciamo con il riconoscere che non è una cosa nuova, solo avevamo felicemente scelto di ignorarla. Alcuni individui isolati, che estremizzano i sentimenti altrimenti tersi del resto del paese, non certo una rappresentanza della popolazione americana.

E certamente no. Io personalmente non conosco nessun suprematista bianco (o di altre tinte). Conosco però gente che non esita ad appaiare la corruzione presente nell’amministrazione del Distretto di Columbia con il fatto che la maggioranza dei dipendenti pubblici siano afro americani. E parliamo di una delle città più progressiste d’America. E la corruzione esiste, mica lo nego, così come è reale la demografia della città. Ma a scavare un po’ più a fondo, farsi domande, si suda, che l’estate del distretto è calda e umida.

Il fatto che la corruzione sia endemica nel genere umano non sembra sfiorare nessuno. Che sia più presente in paesi o città con maggiori sbilanciamenti sociali, nemmeno.

Ora è chiaro che andarsene  in giro con fiaccola a minacciare chi è diverso da noi, soprattutto se partiamo da una situazione di palese privilegio, è una cosa sciocca, brutta, vigliacca, fate voi. Chi è intollerante va fermato.

A proposito, avete mai interrotto il pranzo di Natale per rimproverare lo zio che fa battute bonarie sul vicino di casa gay? Si comincia così, sia ad essere intolleranti che ad opporsi all’intolleranza. Lo zio scherza, voi con calma gli fate presente che parla di persone qualsiasi che non meritano il dileggio, neppure bonario, perché di li al pregiudizio il passo è brevissimo. Ma certo c’è da tagliare il panettone, cambiamo discorso. Non vi biasimo, ci sono passata anch’io. Però se avete mantenuto il terreno con lo zio, forse vi riuscirà più facile con il vicino in tram che dice che gli africani puzzano e ci rubano il lavoro, e poi in fine con i neo nazisti, che ne abbiamo anche qui, nell’Italia del velenose bene.

Ma tornado ai neonazisti americani: una volta stabilito che brutto, no! dobbiamo renderci conto che quella era la parte facile. La pressione sociale ha un peso, usiamola. Ma poi chiediamoci che cosa spinge un 20enne ad odiare gente con la quale molto probabilmente non ha mai avuto a che fare direttamente.

Da qualche parte in rete gira una bella intervista ad un signore che girava con gruppi supremacist da ragazzo e poi si riformo’. Adesso guida un’associazione per riportare i giovani estremisti sulla retta via. E indovinate un po’: sono spesso giovani emarginati, con gravi problemi familiari ed emotivi, in cerca di una qualunque forma di comunità e disciplina.

Siete sorpresi? Allora vi meritate i neonazisti.

Passo successivo: chi li strumentalizza. Sfortunatamente sono spesso quegli stessi politici che imbiancano sepolcri sotto elezioni. E dietro di loro, i capitali di chi ha il massimo interesse a mantenere lo status quo. E dietro tutti questi, noi, che amiamo il panettone, il quieto vivere e non prestiamo troppa attenzione alle pieghe della storia e della società, alle motivazioni di chi la pensa diversamente da noi, che abbiamo perso il senso di giustizia larga e al contempo la capacità di essere empatici.

Il discorso vale ancora di più dall’altro lato. I giovani delle minoranze (che poi, minoranza?) etniche sono più a rischio dei bianchi mille class di comportamenti “anti sociali”.

Potrei scrivere un altro post, e molta gente ha scritto libri, sulla definizione di criminale e come può venire strumentalizzata. Ma in ogni caso cominciamo dal basso: perché? Perché i ragazzini delle inner cities entrano nelle gangs? Perché è così facile trovare armi in America? Continuo? No dai, siete gente in gamba,

Allora, tiriamo giù le statue che inneggiano agli eroi schiavisti della guerra di successione. Ma smettiamo anche di “santizzare” i padri della patria, che proprietari di schiavi erano.

Troviamo punizioni adatte per chi inneggia alla superiorità della razza, ancora di più per chi agisce di conseguenza. Ma rimediamo ai danni che anni di commercio degli schiavi hanno fatto ai paesi africani come a quelli occidentali, offrendo opportunità, adesso, a chi non le avute prima. Riparazioni, graduatorie preferenziali in università e posti di lavoro, welfare serio e senza giudizi, le opzioni sono infinite.

Le colpe dei padri non ricadono sui figli. Ma questo non vuol dire che i figli debbano lavarsene le mani. Per il proprio bene, prima di quello altrui.

Senno’ un giorno ci svegliamo e ci stupiamo che Trump sia stato eletto, che un gruppo di forcaioli si affolli su un campus universitario.

Alziamo i tappeti, guardiamo sotto i mobili, anche i nostri, non solo quelli altrui. Non temiamo il cambiamento, senza il quale non avremmo il fuoco e la ruota. Ma assicuriamoci che arrivi equo per tutti.

Più di tutto, non temiamo la complessità. Le cose non sono bianche o nere. Le persone nemmeno. Noi non siamo depositari della RAGIONE. Chi sbaglia può farlo per motivi che superano la cattiveria pura e va capito e aiutato, oltre che punito.

 

 

 

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