Come i Democratici spianano la strada ai Repubblicani

Possiamo interrogarci a lungo su cosa abbia portato Trump al potere, ma certamente una delle cause è stato il governo democratico di questi ultimi 8 anni.

E non lo dico solo in base al fatto che il popolo vota sui risultati di chi è in carica (che poi non è sempre così, e il NYT ha un bell’articolo su come la percezione di ciò che sia stato fatto sotto l’amministrazione Obama non è sempre corretta, nel bene e nel male).

Mi riferisco in questo caso ad iniziative prese – o non prese – dai rappresentanti demoratici al congresso ed al senato degli Stati Uniti.

Per esempio, se Trump avrà presto un gabinetto formato da milionari neoliberisti, non si può dire che stia introducendo un’assoluta novità: Penny Pritzker, per fare un’esempio, è stata a capo del Department of Commerce, e viene da una famiglia di multimiliardari nel campo dell’immobiliare e della finanza, con una storia di repressione dei sindacati, conflitto di interessi e affari poco chiari in generale.

Cory Booker, congressman del NJ, ha ai suoi tempi di Sindaco di una città del posto collaborato con Betsy DeVos (chiacchieratissima prossima responsabile dell’educazione con Trump) a smantellare la scuola pubblica del proprio stato a favore delle Charter Schools. (da qualche parte su questo blog ho recensito un libro sull’argomento).

Booker di nuovo, insieme ad altri 12 rappresentanti democratici al congresso, ha votato contro la possibilità di importare medicinali più economici dal Canada, non più di un apio di settimane fa.

Quando Bernie Sanders propose al Senato una legge che rendesse impossibile per i Repubblicani smantellare Medicare, lo straccio di rete sanitaria ancora esistente in America dai tempi di FDR, il senato pareggiò il voto, 49 su 49. Indovinate chi si rese introvabile per fare da spareggio in quella intensa giornata? Ma si, proprio Joe Biden, vicepresidente uscente e recentemente premiato da obama con medaglia al valor civile.

Che fare, quando uno gioa contro se stesso, poi queste cose capitano.

 

La destra “alternativa” e la musica underground

Le notizie sono molte: intanto non vi sarà sfuggita l’esistenza della cosiddetta alt-right, la “destra alternativa” cioè non main stream. Dietro un nome che suona pericolosamente come un festival di musica indie, si nascondono gruppi razzisti e a tratti violenti, socuramente violenti nel nuovo modo “internettiano”, sono giovani, sono tech savvy, e hanno una particolare tendenza a perseguitare i loro bersagli su canali telematici.

Poi c’è la notizia che forse non sapete, e cioè che la città in cui vivo ha una forte cultura musicale underground, e la piacevole abitudine da parte di alcuni residenti, di ospitare in casa propria concertini di band locali emergenti, per aiutarli e farli conoscere ad un pubblico via via più ampio.

Enter Alt Right: i nostri eroi si danno da fare a chiamare le autorità perché interromapano i concerti, citando rischi di incendio o violazioni di sicurezza assortite.

Motivazione: “These places are open hotbeds of liberal radicalism and degeneracy and now YOU can stop them by reporting all such places you may be or may become aware of to the authorities, specifically the local fire marshel [sic],” reads the original post on a 4chan thread that has since been archived. “Watch them and follow them to their hives. Infiltrate social circles, go to parties/events, record evidence, and report it. We’ve got them on the run but now we must crush their nests before they can regroup! MAGA my brothers and happy hunting!” (Via the Washingtonian)

I concerti privati sono culle di liberalismo, degenerazione, il post incoraggia a seguire e denunciare gli eventi in questione, e il “nido deve essere distrutto”. MAGA, è il saluto, ovvero Make American Great Again, e felice caccia.

Uno dice, di tutte le robe che capitano, pare la meno grave. Forse, forse no.

Ma l’attacco all’arte, alla libera aggregazione, e anche – pensa un po’ – alla sfera privata dei cittadini. Quella fa paura, a voi no?

Aspettando gli esiti

Oggi votano, nella mia casa oltre oceano. Nei feed di Facebook, al telefono, per email, la sensazione è di un crescente panico, la paura tangibile che vinca Trump.

Ovviamente i miei amici la pensano come me 🙂

Ma non ricordo tutta questa tensione per la scorsa elezione presidenziale, forse perché è raro che il presidente uscente perda, forse perché Romney, contutto il suo litismo è lieve vena di follia (ricordate la storia del cane sul tettuccio dell’auto) sembrava meno fuori dalle righe di Trump.

Io non penso tuttavia che fosse meno pericoloso. O che le sue politiche fosser più moderate verso il centro.

Ma questa volta il clima è di reale isteria. Anche, e questo è il bello della macchina elettorale americana, di reale mobilitazione. La gente esce, si assicura di aver espresso la propria opinione porta a porta, si confronta e compie passi concreti, anche se di piccola entità, per sostenere il proprio candidato.

Insomma, domani a quest’ora avremo un’idea, e tenete incrociate le dita, che non si sa mai.

Oscar Night

Ieri un’amica mi chiedeva se qui la serata degli Oscar e’ motivo di festeggiamento.

In genere ci si ritrova con amici e vicini a casa di qualcuno fornito di tv via cavo e si cerca di rimanere svegli fino almeno alla premiazione degli attori protagonisti.

Ieri sera invece si e’ optato per andare a vedere Spotlight in un cinema di recente apertura, vicino a casa, che e’ una vera figata, ci si puo’ anche portare il drink in sala, le poltrone sono larghe, imbottite e comodissime e le sale contengono non piu’ di una 50ina di spettatori cosi’ non si e’ mai troppo vicini o troppo lontani dallo schermo.

Insomma ci sono dei vantaggi a vivere in una zona di hipsters.

Il film, ne parlero’ piu’ avanti, ma posso dire che almeno gli abbiamo portato bene?

Snowzilla

Chiusi in casa, socializziamo solo coi vicini che spalano e andiamo a feste di compleanno nel raggio di due isolati, dove il margarita abbonda, tanto poi nessuno deve guidare per tornare a casa.

Nonostante lo scetticismo degli amici canadesi ieri su facebook, pare si tratti effettivamente di tempesta di neve, e stamattina ci siamo svegliati con una 60ina di centimetri e con qualche difficoltà nell’aprire la storm door che gira verso l’esterno.

Nevicherà ancora fino a stanotte inoltrata, probabilmente la città resterà chiusa anche lunedì.

Qui una bellissima foto del campidoglio innevato (e impalcato, stanno ristrutturando la cupola), rubata al sito della Capital Weather Gang, che ci intrattiene in queste giornate bianche e silenziosissime (se non siete di DC, non potete capire il fascino che esercita un gruppo di giovani metereologi su una città di nerds).

 

PS alla fine Snowzilla è il nome ufficiale di questa tempesta. Così sia.