Justin Trudeau e il lato oscuro

Siamo tutti un po’ infatuati con Justin Trudeau: è giovane, femminista, cool, abile con i media e feneralmente pare un tipo simpatico. Più, viene dopo un lunghissimo governo Harper che pareva non avere fine.

Ma siccome non è mai bene “innamorarsi” dei politici, e anche il migliore dei leaders deve scendere a compromessi se vuole governare, pare necessario tenere un’occhio sulle cose che questo nuovo premier canadese sta facendo e che sembrano meno condivisibili dell’abbracciare un cucciolo di panda.

Non dimentichiamo che Trudeau ha basato la sua campagna sul forte mantenimento del social welfare e sulla liberalizzazione della marijuana.

Ci sono cose che vanno comunque tenute d’occhio:

  • Il Canada è il secondo stato in termini di traffico d’armi con il Medio Oriente
  • Come sostenitore dei diritti delle donne, Trudeau è stato stranamente poco interessato a parlare dell’Arabia Saudita
  • Le politiche di riconciliazione con le poplazioni indigene del Canada (First Nations) sono a tutt’oggi solo sulla carta, e in qualche folkloristica foto di Trudeao abbigliato à la pellerossa.

La cosa forse più grave, è la firma del recentissimo accordo per la vendita di gas natural nel British Columbia. Questo accordo con la Pacific NW LNG – multinazionale con dubbio passato – e presente – in termini di rispetto dei diritti umani, in pratica renderà impossibile per la provincia del British Columbia rispettare i limiti di inquinamento prefissati per legge, istituendo un pericoloso precedente.

L’accordo prevede un aumento del Fracking, la costruzione di un oleodotto attraverso il Nord Ovest, e la costruzione di un terminal vicino ad un’area protetta per i salmoni.

Su altri fronti, ci sono criticatissime istanze di detenzione dei rifugiati politici (anche dei bambini).

Insomma, il avaliere bianco sta vestendo un poco di grigio, per intendersi.

Capiamoci: il politico perfetto non esiste, e fare politica implica navigare compromessi tra le varie forze che compongono la società, in particolare dove si sia in democrazia. Questo non vuol dire che noi non si sia responsabili di sorvegliare i comportamenti dei nostri politici, in particolare quelli che abbiamo votato e che ci piacciono, per assicurarci che non cedano su argomenti fondamentali per ciascuno di noi, come lo stato sociale, la protezione delle minoranze, l’ambiente e la politica internazionale.

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Le armi che girano il mondo

Qualcuno ha pubblicato s Facebook un grafico da un articolo da Libération che raffigura l’export di armi dalla Francia verso i paesi in guerra (e non).

Lo metto qui, sopra il link a tutto l’articolo

Les exportations d'armement de la France entre 2010 et 2014

Anche noi mica scherziamo: ecco un altro grafico da linkiesta.com sulle esportazioni dal mondo. Siamo in pole position, dal 2010 al 2013.

Schermata 2015 05 24 Alle 11

Non c’è da stupirsi troppo se poi alcune di quelle armi ritrova la via di casa nelle mani di gente meno amichevole della media.

Più accademico il report della Stockholm Internationa Peace Research Institute, ci informa tra le altre cose che:

  • Il volume del traffico è globalmente aumentato del 16% nell’ultimo triennio rispetto al triennio precedente.
  • Usa, Russia Cina, Germania e Francia sono i principali esportatori, per un totale del 74% del traffico globale. (Noi si eccelle in armi leggere, come visto sopra).
  • I maggiori importatori sono le regioni di Asia, oceania, Medio Oriente

Se vi incuriosisce, il SIPRI ha un databese molto accurato, qui, supportato dai governi di Svezia, Olanda e Repubblica Ceca.