Bayer, Monsanto, e l’illusione del libero mercato

Per chi di voi si sveglia ogni tanto, come me, con la sensazione di essere sul set di un brutto film distopico, la notizia non è nuovissima ma vale la pena menzionarla:

Monsanto, la multinazionale dell business dell’agricoltura, comprerà Bayer, azienda chimico farmaceutica tedesca, per la cifra inimmaginabile miliardi di Euro.

Questo allegro matrimonio porterà la nuova holding a controllare il 29% del mercato delle sementi e il 24% di quello dei pesticidi.

Nessuna delle due aziende è nota per essere candidata al nobel per la pace: Monsanto è, tra le molte altre “lodevoli attività” per cui è nota, produttrice dell’ Agente Arancio tristemente nota dalla guerra del Vietnam, e Bayer – anche qui ci limitiamo a citare una singola efferatezza, ma non per mancanza di materiale – sotto il nome di Farben fu strumentale all’ascesa del partito Nazista nella Germania degli Anni 30 – e oltre.

Queste due deliziose aziendine insieme avranno una straordinaria concentrazione di capitale, ma non sono da meno le concorrenti in campo chimico farmaceutico: fusioniaziendali sono previste anche per DowChemical e DuPont e Sygenta e China Natioanl Chemical Corp.

Nel frattempo il guadagno medio degli agricoltori, strozzati dai prezzi di un mercato controllato da poche aziende, è sceso sensibilmente e i prodotti funzionano sempre meno perché gli infestanti sviluppano una resistenza ai diserbanti.

Qui il dettaglio e le fonti.

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Alberi in Città

Casey trees è un’associazione locale che si occupa di aumentare il parco alberi in città.

E anche di monitorarlo: qui una bellissima mappa albero per albero a DC. In gran parte sono aceri, querce olmi e platani, ma non mancno gli outsiders.

La mappa è interattiva e se un albero davanti casa non è stato censito, si può sempre aggiungere.

Non riesco a inserire la mappa nel blog, ma qui c’è il link, bellissima! E’ persino possibile cliccare su ogni singolo albero per vedere il tipo e la misura, più dove possbile, la data in cui è stato piantato.

Domenica Ecologica Torino, 6 Maggio


L’area chiusa al traffico
Chiuso alle auto, dalle ore 10 alle ore 19, il quadrilatero compreso tra corso Vittorio Emanuele II, corso Bolzano (lato ovest), piazza XVIII Dicembre, corso San Martino, piazza Statuto, corso Beccaria, Corso Principe Eugenio, Corso Regina Margherita, Ponte Regina Margherita, Corso Casale, Corso Moncalieri, Ponte Umberto I (tutti i confini sono esclusi).

Oggi, Domenica a piedi a Torino, in centro.

Ci saranno i negozi aperti, ma anche qualche mostra interessante.

I macchiaioli a Palazzo Bricherasio, per esempio. E ieri, passando davanti a San Filippo Neri ho visto il MIAAO, museo internazionali delle arti applicate oggi, che solo per l’acronimo merita una visita.

Ancora fino al 27 maggio Palazzo Madama ospita “Sulla via di Alessandro, da Seleucia al Gandahara” , mentre proseguirà fino ad ottobre la mostra su Primo Levi al museo diffuso della resistenza.

Non vi interessano negozi o cultura? Prendete una bicicletta e fatevi un giro sul lungo Po o in un dei parchi cittadini: c’è il sole, persino!


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Cambiare le lampadine

Piccoli passi, e già si è soddisfatti. Questo è lo stato in cui ci riduce un governo come quello italiano, o quello americano, o quello… [inserire a piacere].

Scusate, ho un attaco di qualunquismo, ma qualche volta ci vuole.

Comunque la notizia non è questa: la notizia è che la Nova Scotia sta pensando, a partire probabilmente dal 2012, di sostituire le vecchie lampadine incandescenti con quelle fluorescenti. Intendo, per legge.

Queste altre hanno durata maggiore e consumo minore, esistono da anni, il costo iniziale è più alto ma sulla durata sono un risparmio anche per il consumatore, senza contare il vantaggio per l’ambiente.

Un professore locale ha calcolato che se tutti le 400.000 famiglie Novascozzesi rimpiazzassero le proprie lampadine con quelle fluorescenti, ci sarebbe un risparmio di energia pari al 2% dell’intera capacità di produzione della provincia, più un risparmio tra i 50 e gli 80 dollari l’anno per le famiglie stesse.

Niente di nuovo quindi, niente rivoluzioni e anzi un piccolo passo, considerando tutte le cose anche più serie e magari più efficaci che si dovranno fare per fermare questa corsa impazzita.

Un governo non dovrebbe servire (anche) a questo? A regolare, a mettere un freno al mercato, a indirizzarlo per lo meno?

Se un prodotto è migliore di un altro da tanti punti di vista, ed influisce sulla soluzione di un problema reale come quello ambientale, un governo non dovrebbe imporsi subito, e decidere per il meglio?

Vabbè, discorsi al vento.

Correte a cambiare le lampadine.


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