Bibliotecari in sciopero

Mentre sto in mezzo ai bagagli e cerco di non dimenticare nulla per la partenza, mi prendo un momento per dare un poco di supporto ad una causa giusta.

Sono molte le cause a cui vorrei dare supporto, poche arrivano su questo blog per motivi di tempo, ma questa mi pare speciale, perché coinvolge molti degli argomenti trattati in queste pagine.

I lavoratori della Biblioteca pubblica del Missisauga, Canada, sono in sciopero da tre giorni per dare supporto ai colleghi assunti con contratti precari: le poche ore alla settimana non pagano abbastanza per un tenore di vita dignitoso, e i continui cambiamenti di orari non consentono la ricerca di un secondo lavoro. Inutile dire che nessuno dei benefit che un mondo civile dovrebbe dare per scontati sono a disposizione di questi lavoratori: giorni di malattia, congedi paranteli e chi più ne ha più ne metta.

L’autrice del blog We Move to Canada è impiegata presso la Biblioteca del Missisauga ed è un’attivista in diversi campi: nella fattispecie, è in rpima linea nell’organizzazione e diffusione di questa manifestazione.

E’ solo una goccia nel mare, con tutti i lavori precari e lavoratori sottopagati che abbiamo in giro per il mondo, ma prendetela come una scelta in rappresentanza di tutte le altre istanze

Potete sostenere la Local 1989, il sindacato, anche solo con incoraggiamento virtuale, tramite numerosi social media, per cominciare il blog di Laura: wmtc.ca,

la pagina Facebook: Facebook.com/cupe1989

Twitter: @cupe1989

e se per caso siete dalle parti di Toronto, fate una visita al picchetto. Vorrei poterlo fare io.

Io nel mio piccolo, colgo l’occasione per spargere la notizia fuori dai confini del Canada.

 

Un anno di più

Tra le cose da fare quando si chiude casa per diversi mesi:

  • disdire l’abbonamento a Netflix e finir di vedere i DVD
  • Lasciare lunghe e complesse istruzioni per chi si avvicenderà nella casa in nostra assenza
  • ricordarsi di pagare ogni bolletta (dovrebbero andare, non sempre vanno, direttamente sul c/c)
  • fare la valigia, complicata da elettronica, carta, vestiti per almeno due stagioni.
  • salutare gli amici

 

Nel frattempo qui si è svolto il 4 luglio, senza particolare emozione: i fuochi offuscati da una nebbiolina insistente ha costretto il NPS a trasmettere in video, contemporaneamente, quelli dello scorso anno. Fortuna che vivendo nel quartiere più verace della città, i vicini di casa hanno comeperto abbondantemente le lacune. Fino a molto tardi.

Radunarsi con un gruppo di amici e vicini di casa sulla collina che domina il nostro angolo di DC ha consentito comunque un minimo di patriottismo scettico (mi piacciono i miei amici), di rigore in questa giornata dell’indipendenza.

Noi d’altronde avevamo già pagato pegno alla complessa storia americana trascorrendo il week end ad Harpers Ferry.

Il paesino è ridente, come direbbero le guide turistiche: 300 abitanti, da sommarsi ai 1200 dell’adiacente Bolivar, di turismo storico all’americana. Buona parte del paese è parco nazionale, come doveva essere il villaggio allo scoppio della guerra civile, della quale ha sofferto forti conseguenze.

Qui si riunirono i membri del futuro NAACP per la prima volta. Qui fu fondata una delle prime scuole del paese aperte sia a bianchi che a neri.

John Brown, il famoso abolizionista della canzoncina, scelse proprio Harpers Ferry per dare inizio alla sua rivolta e, secondo molti storici, una bella spinta alla guerra di secessione.

Il West Virginia essendo uno stato confederato, il disagio per le ferite dello schiavismo è ancora molto palpabile, con solo le eroiche spiegazioni sui pannelli del National Parks Service a correggere il tito cercando di non offendere nessuno.

Da Harpers Ferry passa inoltre lo straordinario Appalachian Trail, 2500 miglia che congiungono il Maine con la Georgia e che consentono i volonterosi hikers (ce ne sono moltissimi) di camminare da Boston ad Atlanta per sentieri di montagna.

Molte in paese lasciano fuori borracce d’acqua e snacks per rifocillare i moderni pellegrini.

Ultima atttrazione, ma non per importanza, è l’incontro straordinario tra due potentissimi fiumi, lo Shenandoah ed  il Potomac, che poi fluttueranno via insieme verso la Baia del Chesapeake.

Canoe, canotti, tubi, sono puntini colorati che ad ogni ora occupano questa straodinaria massa d’acqua in movimento.

L’America ha cose buone e cose brutte come ogni paese: l’orografia è sraordinaria.

Intanto le notizie del 5 luglio riportano, oltre al passaggio di un’altro compleanno per la sottoscritta, alcuni incidenti da troppi fuochi al pronto soccorso e un paio di sparatorie per non farsi mancare niente.

Questo è tutto da questo lato dello stagno. Domani si vola.

 

 

Pian piano, la normalità (according to us)

Ok, ok, non avevo proprio mentito: diciamo che ero stata eccessivamente ottimista, ci vorrà un pochino per tornare ai ritmi quasi quotidiani di pubblicazione ma ho dei buoni motivi e adesso, vi piaccia o no, ve li spiego:

Siamo in partenza, 8 giorni di count down, ma siccome siamo gente inquieta, in mezzo ci abbiamo messo una vacanzina ad Harpers Ferry, ridente paesino alla confluenza dello Shenandoah e del Potomac, con relativi bagni nei laghi, passeggiate nei parchi e visita di “quaint federal towns” con annessi campi di battaglia. Forse ci scappa anche una visita ad un produttore di vini e spero una mostra che mi interessa a Charlestown (devo ancora trovare il giusto angolo per venderla al CdV, penso che andrò dritto alla pancia con… è il mio compleanoooooo)

In realtà il mio compleanno si materializzerà alcuni giorni dopo, per la precisione i 5 luglio, e nel frattempo cisaranno stati BBQ e festeggiamenti assortiti perché da queste parti, forse avrete sentito dire, il giorno prima è festa nazionale.

Intanto i preparativi per la partenza come sempre sono complessi, quest’anno un poco di più perché staremo via più a lungo e in posti molto diversi, le valigie sono come fare il meccano, e io cerco persone che vogliano la nostra camera per un paio di mesi in autunno (check), che nutrano i gatti (check) e lasciare la casa in stato ragionevole (mmmm non check).

Vorrei anche leggere un po’ visto che la scuola e’ finita e non c’è più urgenza di articoli di ricerca, quindi ho un bel Neil Geiman sul Kindle che mi segue ovunque e leggo in palestra, alla fermata dell’autobus e mentre lavo i piatti. Chiaramente, il blog passa in cavalleria.

Ma pazientate, che ho visto una bella mostra e ve ne parlo domani, spero.